Agrario Marconia: il consigliere Badursi replica al direttore Raucci

Badursi Asso Fruit

“Nel rispondere a Pietro Raucci, direttore dei servizi generali amministrativi dell’ Itas Marconia, mi corre l’obbligo di fare alcune brevi premesse introduttive”.

 

Inizia così la nota stampa di Andrea Badursi, consigliere provinciale con delega all’Edilizia scolastica, che replica alla nota di Pietro Raucci,

“Quando si parla di scuola l’interesse preminente – e su questo sono certo di non trovare osservazioni contrarie – è per gli studenti.

Pertanto, addetti ai lavori, amministratori locali e genitori devono battersi affinché sia assicurata a tutti la qualità dell’istruzione, la sicurezza dei luoghi in cui essa si svolge e di conseguenza si sviluppa la personalità dei ragazzi e le loro inclinazioni intellettuali e professionali; sono questi i temi su cui il confronto dev’essere schietto e sempre intellettualmente coerente.

Rispetto alle questioni tirate in ballo dal direttore Raucci osservo numerose incongruenze e leggo la malcelata voglia di attaccare per mero spirito polemico. E’ molto semplice di questi tempi scagliarsi contro chi amministra, la politica non può vantare in questa fase storica indici di gradimento altissimi tuttavia quando si affrontano argomenti delicati e strategici per il futuro delle nostre comunità, tenendo conto delle risorse disponibili, è doveroso fare la scala delle priorità e pensare quindi a quali devono essere gli interessi da tutelare senza esitazioni. Come ho già detto, gli studenti, la sicurezza e la qualità dell’istruzione vengono prima di qualsiasi altra cosa. Quando di parla di questi aspetti occorre avere cognizione di causa e non bisogna lasciarsi sedurre da personalismi inconfessabili e campanilismi che non hanno cittadinanza nel terzo millennio: non esiste dualismo “Pisticci” da una parte e “Marconia” dall’altra, e chi ne sostiene le ragioni impiega male il suo tempo.

Veniamo ai fatti.

Risulta da comunicazione scritta che l’Istituto Briganti ha lasciato il Polo. A ciò si aggiunga che la legge regionale ordina alle provincie “la soppressione della Presidenza e Uffici alle Istituzioni Scolastiche che contano meno di 600 alunni”.

Al direttore posso assicurare che la Provincia ha fatto tutto il possibile affinché il presidio non fosse in alcun modo ridimensionato ma il venir meno dell’Istituto Briganti, per ragioni che probabilmente Raucci conosce, ha determinato una situazione diversa e allo stesso tempo degna di essere amministrata senza pregiudicare gli interessi prioritari in ballo.

Imbattersi nei problemi vuol dire non lasciarsi andare al disfattismo, per chi come me ha il dovere di amministrare anche situazioni difficili significa dare delle soluzioni all’altezza a quelli che sono i mutamenti sociali dei quali non bisogna aver paura, quindi ho sostenuto, con gli altri colleghi consiglieri, l’idea della creazione del polo “Agroalimentare – Storico – Culturale” per rispettare tutti gli indirizzi di studio preesistenti in modo da non pregiudicare la facoltà di scelta agli studenti.

Inoltre sto lavorando alla possibilità di saldare l’Istituto Agrario di Pisticci e Marconia a quelli che sono i presidi produttivi e di ricerca presenti sul territorio. La mia intenzione è quella di fare in modo che gli studenti apprendano in aula e allo stesso tempo possano anche sperimentare direttamente sui campi agricoli. Inoltre confido nella possibilità di offrire loro la straordinaria opportunità di osservare il lavoro di ricerca che si svolge all’Agrobios e a Pantanello. A tal proposito preannuncio l’intenzione di lavorare a uno schema di accordo con i citati soggetti.

A Raucci vorrei infine ricordare che la scuola non è uno spot mistificatorio, o l’argomento utile per svilire il lavoro di chi ha il compito di amministrare in un contesto storico-politico fatto di tagli e contenimento della spesa pubblica che riguarda tutte le istituzioni e le aziende pubbliche.

La scuola non è il diamante per sempre uguale a se stesso per tutto il tempo. La scuola ha il dovere di stare al passo coni tempi, è il terreno fertile che deve essere lavorato, concimato e protetto affinché in essa possa germogliare il futuro fatto di donne e uomini altamente specializzati, capaci di adattarsi ai mutamenti dando soluzioni valide ai problemi. E non certo fermandosi davanti ad essi e guardarli con nostalgica inerzia condita con inspiegabile campanilismo.

All’Istituto Cerabona che mi ha formato e mi ha offerto gli strumenti migliori per operare in agricoltura, settore in cui tuttora lavoro e credo fermamente, ho fatto sì che si iscrivessero le mie figlie.

Credo che basti questo per dire che nelle potenzialità di quel polo credo con tutto me stesso. E mi batterò affinché la qualità dell’istruzione sia sempre altissima, così come è sempre stato, e la sicurezza dei luoghi tanto per i ragazzi, quanto per i lavoratori siano prioritarie”.

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