Un lucano d’adozione all’anniversario del naufragio della Concordia

De Battistis

Stefano De Battistis, agente scelto del Corpo Forestale dello Stato, originario di Tricarico e particolarmente legato a Policoro perchè ha vissuto nella cittadina jonica per undici anni, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dell’Isola del Giglio perchè impegnato nelle operazioni di soccorso dopo il naufragio della Costa Concordia, avvenuto proprio un anno fa sugli scogli dell’isola toscana.

Stefano ha ricevuto l’importante riconoscimento insieme alla collega Francesca Fabrizi e al comandante regionale Donato Lomonaco; nel corso della cerimonia il momento più emozionante è stato l’incontro con una famiglia che ha salvato che lo ha riconosciuto e lo ha ringraziato infinitamente, regalando una spilla del Cile, paese di origine.

concordia

“La sera del 13 gennaio – ha scritto Stefano De Battistis ricordando quei momenti, in un articolo pubblicato in una rivista della Forestale – ero a cena da amici quando, ad un tratto, il frastuono generato dalle voci delle persone è stato interrotto dalla chiamata di un amico.

Allarmato, ci comunica che la nave Costa Crociere era alla deriva, senza la possibilità di essere governata (in termine marinaresco, significa che la nave non ha possibilità di muoversi autonomamente e che è soggetta allo spostamento del vento e della corrente).Sono le ore 22:00 circa ed il fatto  è appena avvenuto. Mi precipito da Giglio Castello verso il Porto e noto che l’immenso buio del mare, è interrotto da questo gigante ferito, tutto illuminato di rosso, dalle luci di non governo.

L’atmosfera è surreale, il gigante ferito si muove per abbrivio verso lo scoglio prospiciente il porto detto “la Gabbianara”: è l’inizio di un disastro!!

Insieme ad alcuni vecchi marinai dell’Isola, arrivati con me sul pontile, cominciamo ad aiutare l’attracco delle prime scialuppe di salvataggio. Mi rendo conto che, in quei momenti, siamo i primi ed i soli a  prestare soccorso, raggiunti dieci minuti dopo da Capitaneria di Porto, Polizia municipale e Carabinieri.

Tutti insieme decidiamo di sgombrare il molo per permettere un accesso più confortevole alle scialuppe e soprattutto ai 4400 ospiti della nave.

Nello stesso tempo, invitiamo tutta la popolazione ad aiutarci,a prendere indumenti e coperte perché molte persone sono bagnate. .

L’Assistente Francesca Fabrizi ed io  decidiamo di andare verso lo scoglio della Gabbianara ed è li che molte persone saranno prese e strappate ai flutti  del mare, infreddolite ed impaurite  verranno condotte verso vari pullman che aspettano sul piazzale.

Il rischio di finire in mare è molto alto perché il granito su cui poggiamo i piedi, è viscido per la presenza di alghe

Il tratto di  mare adiacente la nave, è pieno degli scintillii generati da luci stroboscopiche, posizionate sopra i giubbotti di salvataggio  che,  come lucciole, si muovono in ogni direzione.

In quella gelida notte, parecchi sono i naufraghi giunti fino al porto, a nuoto.

Tra le diverse persone che abbiamo salvato ricordo un filippino completamente nudo e in chiaro stato di ipotermia al quale ho dato il giubbotto della divisa ed il pile per riscaldarlo; poiché non riusciva più ad usare gli arti,lo abbiamo trasportato di peso al Pronto Soccorso.

Lì ho visto un altro ragazzo con indosso anche lui un  giubbotto della forestale e immediatamente ho intuito che  Francesca, la collega, aveva fatto istintivamente il mio stesso gesto!

Torniamo sul molo e vediamo un mucchio di persone bagnate; capiamo che, in quella notte che  sembra non finire mai, il nemico vero dei naufraghi, ora è  l’ipotermia.

Francesca per prima ed  io dopo, andiamo in caserma a reperire  piumoni, coperte, maglioni, acqua calda e  portiamo tutto  sul molo.

Purtroppo  i naufraghi sembrano infiniti: scendono in continuazione dalle scialuppe e noi saremo per loro, solo una goccia nel mare!

Presi dallo sconforto, prendiamo per mano un gruppo di bambini francesi che, bagnati ed infreddoliti piangono disperati, e li conduciamo verso la mia macchina,  parcheggiata sul porto: resteranno lì tutta la notte, con i riscaldamenti accesi.

Con Francesca cominciamo a trasportare i disabili verso il piccolo Pronto Soccorso, del tutto inadeguato per questa emergenza, visto che  il Giglio d’inverno ha circa 600-700 anime.

Chiamo il 118 di Grosseto per chiedere aiuto ma c’è poco tempo,occorre fare in fretta, tutte quelle persone devono trovare un posto caldo. Conservo negli occhi e nel cuore la disperazione e lo strazio di chi, non trovando un proprio consanguineo e non conoscendone il destino, teme di averlo perso!

Quando arrivo sul Pontile Galli (il pontile di imbarco-sbarco dell’Isola del Giglio), vedo i primi morti, tre, deceduti per varie ragioni e capisco che la lista si allungherà.

Ci sono ovunque persone che indossano il giubbotto salvagente, per il freddo ma forse anche per la paura di dover riprendere il traghetto per tornare sulla terraferma.

Più si va avanti con le ore, più i mezzi di soccorso della Capitaneria e della Finanza che prestano soccorso, sono numerosi. Con delle corse speciali di navi, preposte per l’emergenza Concordia, arrivano operatori del Pronto soccorso e militari. Le notizie su dove verranno convogliati i naufraghi, sono sempre più confuse e la maggior parte di loro è senza soldi e documenti,rimasti in cabina.

La mia collega, coordina insieme ad altri militari, la conta e la raccolta firme delle persone che lasceranno l’isola, determinante per capire quante persone mancano all’appello.

Gli abitanti del Giglio sono stati veramente eccezionali nella solidarietà; hanno aperto le loro case, le chiese,i bar, gli alberghi ed hanno riscaldato queste persone, anche con il loro abbraccio affettuoso.

Ancora oggi la nave è sull’Isola e da poco è cominciata l’opera di rimozione.

Ci auguriamo tutti che la nave venga portata via senza innescare una catastrofe ecologica visto che ci troviamo a poche miglia di distanza da 2 importanti realtà naturalistiche ed ecologiche: Giannutri e Montecristo, che fanno parte del Parco Nazionale dell’arcipelago toscano ,santuario dei cetacei.

Un pensiero colmo di affetto e solidarietà, va alle persone che sono morte e alla disperazione dei familiari che mai e in nessun modo, potrà essere risarcita”.

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