“Concluso il rimpatrio negli Usa di materiali nucleari sensibili”

Enea

Sembra essere risolto il mistero sul trasporto di materiale avvenuto nella notte di lunedì tra il centro Itrec Trisaia di Rotondella e l’aeroporto militare di Gioia del Colle.

La risposta arriva dalla Sogin attraverso una nota ufficiale pubblicata sul sito istituzionale dell’ente.

“In ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del Vertice sulla Sicurezza Nucleare svoltosi a Seoul nel marzo del 2012 – si legge nel comunicato stampa – si è concluso oggi il rimpatrio negli Stati Uniti di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti sul territorio nazionale per attivitài ricerca e di sperimentazione.

Il rimpatrio di tale materiale negli USA si inquadra nell’ambito dell’Accordo internazionale tra Stati Uniti e Comunitàuropea dell’Energia Atomica (EURATOM) concernente l’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici”.

Nella nota non si parla direttamente delle 64 barre di uranio di terza categoria, provenienti dalla centrale nucleare di Elk River, nel Minnesota (Stati Uniti), custodite da quarant’anni nel centro di Rotondella, anche se si pensa subito a loro.

E dubbi che si tratti proprio delle barre vengono sollevate dall’associazione No Scorie Trisaia.

“Non giochiamo sui nomi ma sui dati tecnici per evitare false informazioni, qualche giornale approfondisca la materia prima di dire che le barre di Elk River sono tornate in America” scrive il portavoce dell’associazione, Felice Santarcangelo.

“Il comunicato Sogin del 30 luglio 2013 – continua la nota – non parla della restituzione delle 64 barre di Elk River ma di prodotti di natura nucleare sensibile di proprietà americana, di che tipo e quantità pero non lo dice.

La Sogin chiarisca di che materiale si tratta, visto che nei tavoli della trasparenza e nei documenti prodotti, non si era mai fatto accenno a “materiali nucleari sensibili di origine americana” oltre alle famose barre di Elk River che Sogin custodisce nelle piscine dell’Itrec.

Se dovessero essere eventualmente residui di lavorazione delle barre americane, non si capisce come mai non siano restituite le stesse barre, ma se cosi fosse il mistero s’infittirebbe ulteriormente, cosa c’era nelle barre lavorate/riprocessate?

E’ vero comunque che gli Stati Uniti hanno ripreso altro materiale da altri siti italiani.

In data 7/11/2012 nel porto di Trieste alle ore 5 è giunto un tir con dei container contenenti delle barre d’uranio provenienti dal deposito di Avogadro di Saluggia (Vercelli), il carico radioattivo è poi salpato alle 9.30 a bordo della «Sea Bird», nave cargo danese che fece rotta verso il porto di Charleston (Usa).

Questo trasferimento di materiale nucleare in America fu il frutto dell’accordo di Seul Obama – Monti sulla restituzione del materiale strategico nucleare americano agli Usa.

Noscorie Trisaia ha scritto tramite l’ambasciata americana di Napoli al presidente Obama, chiedendo proprio in virtù di quell’accordo che le barre di Elk River tornassero ai legittimi proprietari americani.

Barre giunte in Italia negli anni 70 con un contratto di lavorazione per il recupero del combustibile nucleare (definite nel contratto weapons-grade), allo stesso modo di come Sogin manda a riprocessare il combustibile italiano all’estero.

Nel piano di decommissioning Itrec le barre di Elk River dovevano essere incapsulate nei famosi “cask” che a oggi non sono ancora pronti.

In attesa di maggiore trasparenza da parte di Sogin, la nostra mobilitazione per far riportare negli Stati Uniti le ormai note barre di Elk River e (custodite nella piscina dell’Itrec della Trisaia di Rotondella) e i residui di riprocessamento delle 20 barre riprocessate con procedimento chimico continua…”

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