“Sui sistemi 5G vogliamo certezze per la salute dei nostri figli”

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La Rete delle “Mamme da Nord a Sud”, costituita da mamme che, dal Veneto alla Terra dei Fuochi, dalla Toscana alla Puglia e alla Sicilia, sono da sempre impegnate per difendere i propri territori e soprattutto i propri figli dagli effetti sulla salute dell’inquinamento chimico – prodotto da insediamenti industriali, pesticidi, discariche, inceneritori, acciaierie- esprime la propria preoccupazione anche in merito ai rischi per la salute comportati dai campi elettromagnetici (CEM).

“Noi non siamo contro la tecnologia – si legge in un comunicato – ma l’implementazione della didattica a distanza nella scuola, in questo periodo d’emergenza per il Covid-19, sta traghettando l’Istruzione pubblica, verso una via pericolosa dove viene messo in discussione il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica, salute e gestione delle risorse umane.

In nome del mantenimento della continuità scolastica, del diritto all’istruzione, mai così sbandierato come in questo periodo, si sono investite grandi risorse economiche in piattaforme private, in strumentazione, date in comodato d’uso gratuito alle famiglie senza nemmeno fornire indicazione sull’uso corretto di questi dispositivi.

L’assunto che i campi elettromagnetici inducano effetti biologici solo di tipo termico e non altri ben più pericolosi, è smentito da numerosi studi scientifici. Di questi, il 70% evidenzia esiti negativi per la salute, se sono condotti da istituzioni indipendenti, e solo il 32% se condotti da aziende del settore.

È necessario considerare studi scientifici non viziati da conflitti di interesse. Questo è stato ribadito anche nella recente storica Sentenza (14/01/2020, 721/2017) della Corte d’Appello di Torino che ha riconosciuto la relazione causale fra insorgenza di neurinoma ed esposizione professionale a CEM.

I rischi sanitari per esposizione a radiofrequenze sono molteplici: aumento di insorgenza di tumori cerebrali (dal + 32% al + 44% secondo le più recenti metanalisi), per esposizione a cellulari per oltre 10 anni o superiore a 1640 ore d’uso, ma anche alterazioni del ritmo cardiaco, infertilità, disturbi metabolici con incremento di diabete e disturbi neuro-comportamentali e del neurosviluppo; per esposizione professionale a CEM a bassa frequenza, da recente metanalisi, è emerso un incremento di Sclerosi Laterale Amiotrofica e Alzheimer rispettivamente del 26% e del 33%.

Aspettiamo di conoscere i risultati di mobikids, uno studio condotto con fondi pubblici dal 2010 al 2015 in 14 paesi europei, Italia compresa, che indaga sul rischio di tumori cerebrali nell’età compresa tra 10 e 24 anni in relazione all’uso di telefoni cellulari. A distanza di anni nulla ancora si sa: quanto ancora dobbiamo aspettare per conoscere i rischi che i nostri figli corrono? Perché questo ritardo? Ci viene il dubbio che questi risultati non siano affatto rassicuranti.

In più, l’art. 82 del decreto “Cura Italia” incoraggia le Compagnie di telecomunicazioni allo “svolgimento di ogni utile iniziativa per potenziare le infrastrutture di comunicazioni elettroniche”.

Circa il potenziamento di tali infrastrutture, purtroppo già due anni fa, nella Delibera 231/18/CONS dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, emergeva che “al momento l’Italia risulta essere il primo paese in Europa chiamato a definire procedure di assegnazione di tutte le bande “pioniere” congiuntamente con l’obiettivo di favorire una tempestiva transizione verso i sistemi 5G.” E in questo caso, essere al primo posto, non ci fa affatto piacere, visto che il nostro Paese è già primo in classifica per la più alta incidenza dei tumori infantili.

Noi non possiamo e non vogliamo affrontare una strada di fatto senza ritorno, quella del 5G, che implica grandi criticità sia sul piano giuridico e costituzionale, magistralmente espresse dal Prof Michele Carducci, sia per quanto attiene le ricadute per la salute.

I dati sperimentali di cui disponiamo attestano che le onde centimetriche/millimetriche del 5G inducono effetti biologici avversi quali l’alterazione dell’espressione genica e delle membrane citoplasmatiche, la modificazione dei sistemi neuro-muscolari, l’aumento della temperatura, la stimolazione della proliferazione cellulare, per non parlare di alterazioni cromosomiche predisponenti al cancro (aneuploidia) indotte in fibroblasti umani dall’ esposizione da 25 GHz per 20’.

Noi stesse, le nostre famiglie ed i nostri figli siamo già fin troppo sofferenti ed angosciati perché viviamo in siti altamente inquinati in attesa di bonifiche che mai abbiamo visto realizzarsi, consapevoli che ad ogni boccone, ad ogni sorso d’acqua, ad ogni respiro assumiamo sostanze tossiche che lentamente ci avvelenano e sappiamo bene che, nostro malgrado, abbiamo avvelenato i nostri figli quando già li portavamo in grembo, trasferendo inconsapevolmente a loro tutti i veleni che avevamo in corpo.

Ricordiamo inoltre che qualsiasi sperimentazione sull’Uomo senza consenso rappresenta una violazione del Codice di Norimberga. Su questo principio, sono già stati depositati esposti presso le competenti autorità sovranazionali, in ambito di inquinamento da standard “5G”.

Mai, come nel corso dell’attuale pandemia, sentiamo ripetere dai decisori politici che “prima viene la salute e poi l’economia”! Musica per le nostre orecchie che vorremmo continuare ad ascoltare, perché la salute e la vita che il Covid-19 porta via non sono diverse da quelle che si porta via l’inquinamento, a causa di Pm10 e Pm2,5, diossine, pfas, pesticidi e altri innumerevoli inquinanti persistenti contro cui lottiamo da sempre.

In questo periodo d’emergenza sanitaria da Covid-19, era davvero necessario investire nella digitalizzazione del comparto Scuola, lasciando sola a se stessa la Sanità Pubblica, togliendo risorse concrete alle imprese e al sostegno delle famiglie lasciate senza lavoro?

Forse che un avvelenamento lento e diluito nel tempo, quale quello provocato dall’inquinamento chimico e fisico, suscita minor effetto di un evento acuto, come l’attuale epidemia?

Per questo uniamo la nostra voce a quelle già levatesi da attivisti, ricercatori, scienziati e da centinaia di Sindaci che richiedono una moratoria sulla implementazione del 5G.

Noi chiediamo di non promuovere il 5G sino a quando non saranno effettuati seri studi indipendenti che documentino in maniera esaustiva l’assenza di effetti biologici avversi per la salute umana, su altre forme di vita e sull’ambiente nel suo complesso, e sino a quando non saranno valutati in modo democratico e partecipato scelte che riguardano l’intera cittadinanza ma soprattutto la salute dei nostri figli”.

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