Riunito il tavolo di contrasto al caporalato

La parola d’ordine è pianificazione. Il contesto temporale è cruciale: quello che apre alla programmazione per il prossimo settennio, in cui occorre disegnare un nuovo modello organizzativo che si basi sul sistema, già rodato, della co-progettazione. Sono queste le linee guida che tracceranno la direzione delle politiche per il contrasto al fenomeno del caporalato in Basilicata, al centro della discussione, nella sala ‘Vincenzo Verrastro’ della Regione Basilicata,  della riunione del Tavolo Interistituzionale istituito lo scorso 25 marzo con DGR n.122.  

Il Tavolo si inserisce nel quadro di partecipazione della Regione Basilicata – insieme alle altre quattro Regioni del Sud Italia (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), Ispettorato Nazionale del Lavoro, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e Nova consorzio nazionale – al programma Su.Pr.Eme. Italia (Sud protagonista nel superamento delle emergenze in ambito di grave sfruttamento e di gravi marginalità degli stranieri regolarmente presenti nelle cinque regioni meno sviluppate), finanziato dai fondi Amif – Emergency Funds della Commissione Europea – Dg Migration and Home Affairs, il cui partenariato è guidato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale Immigrazione. 

All’appuntamento operativo coordinato dalla Regione Basilicata, il secondo dopo quello d’esordio del 9 maggio scorso, hanno partecipato il Consorzio Nova, che è partner tecnico del programma Su.Pr.Eme., la Prefettura di Potenza, l’Inps, l’Ispettorato del lavoro, i sindacati, una rappresentanza del mondo delle associazioni che hanno chiesto di partecipare (Libera e Migranti Basilicata), la Filef e l’Arci (questi ultimi in qualità di gestori, rispettivamente, delle attività dei Poli sociali e del centro di accoglienza per lavoratori migranti stagionali a Palazzo San Gervasio).  

‘’La presenza dei lavoratori migranti regolari in Basilicata – ha detto il Capo Gabinetto della Presidenza Michele Busciolano – non è né un’emergenza né un problema. Si tratta, anzi, non solo di un fenomeno strutturale e consolidato, ma rappresenta una grande opportunità. Questo tavolo è la sede giusta, l’unica operativa, in cui poter attuare un confronto tra i soggetti, istituzionali e del terzo settore, per mettere in cantiere le proposte per il prossimo futuro’’.  

‘’Questo è un tavolo di ascolto, che ha come obiettivo quello di redigere, insieme, un Piano Regionale Anticaporalato, che affronti il fenomeno e l’esigenza dell’accoglienza – ha detto Giovanni Di Bello, dirigente dell’Ufficio Speciale della Presidenza –  e che lo faccia in maniera pragmatica. Vuol dire, sostanzialmente, intercettare risorse regionali e destinarle ad una progettualità concreta. Si spera che si inauguri una stagione di ancora più qualificata collaborazione tra il Tavolo Regionale e le Prefetture e che questo esperimento vada a rafforzare il lavoro di prevenzione e di controllo che periodicamente ci invitano a fare i Prefetti, perché una buona programmazione e una più circolare conoscenza del fenomeno concede uno strumento in più a tutti’’.


‘’Questo Tavolo opera già su una scelta – ha precisato il Regional Manager di Nova Giovanni Casaletto – quella di preferire la programmazione, di anticipare i tempi e le emergenze e per questa via potenziare gli interventi per affiancare alla protezione delle vittime di sfruttamento lavorativo, quella del re-inserimento socio-lavorativo mediante una rete di competenze’.  

programmazione, di anticipare i tempi e le emergenze e per questa via potenziare gli interventi per affiancare alla protezione delle vittime di sfruttamento lavorativo, quella del re-inserimento socio-lavorativo mediante una rete di competenze’.  

Una visione programmatica differente contempla, prima di tutto, ‘’un rovesciamento del concetto stesso del fenomeno – come ha spiegato l’avvocata Paolo Andrisani – non più ‘’caporalato’’ ma ‘’caporalati’’, vale a dire promuovere l’analisi dei dati sistematici che raccontino non solo il fenomeno legato al settore agricolo ma a tutti gli altri settori lavorativi in cui i lavoratori stranieri sono protagonisti. La rilevazione dei bisogni è fondamentale; lo è altrettanto la partecipazione attiva degli stessi lavoratori che devono essere interpellati  e devono poter accedere ai servizi fondamentali nell’ottica di una reale inclusione’’. 

Una visione programmatica differente contempla, prima di tutto, ‘’un rovesciamento del concetto stesso del fenomeno – come ha spiegato l’avvocata Paola Andrisani – non più ‘’caporalato’’ ma ‘’caporalati’’, vale a dire promuovere l’analisi dei dati sistematici che raccontino non solo il fenomeno legato al settore agricolo ma a tutti gli altri settori lavorativi in cui i lavoratori stranieri sono protagonisti. La rilevazione dei bisogni è fondamentale; lo è altrettanto la partecipazione attiva degli stessi lavoratori che devono essere interpellati  e devono poter accedere ai servizi fondamentali nell’ottica di una reale inclusione’’.  

‘’Occorre attuare un progetto abitativo in Basilicata – ha detto Mody Awad, mediatore, e con lui per la prima volta una rappresentanza dei lavoratori migranti ha preso parte al Tavolo di contrasto al fenomeno del caporalato -, la possibilità di garantire una stabilità abitativa ai migranti che vengono qui a lavorare e che, se decidessero, potrebbero restare in questa regione’’.  

Nell’ambito del programma Su.Pr.Eme. sono stati attivati i Poli sociali che, anche mediante l’attività dell’unità di strada, hanno raggiunto oltre 200 persone tra i territori del Vulture Alto Bradano e del Metapontino. ‘’Riscontriamo purtroppo – ha spiegato il presidente della Filef Antonio Sanfrancesco – una scarsa attenzione da parte dell’imprenditoria del settore agricolo’’. Complessivamente i poli sociali hanno intercettato 120 lavoratori nel Vulture Alto Bradano e 90 nel Metapontino, con 40 uscite con le unità di strada, con equipe di esperti tra mediatori, psicologi e legali. Inoltre sono stati finora 70 i lavoratori reclutati per i corsi di perfezionamento presso ALSIA, altra attività nell’ambito del programma Su.Pr.Eme. 

‘’Sono stati 300 i lavoratori ospitati nella struttura di accoglienza di Palazzo San Gervasio – ha detto il presidente dell’Arci Carlo Pesacane – che è diventato anche un punto di riferimento per la richiesta di reclutamento da parte delle imprese agricole. Occorre rendere sistematico il sistema dei trasporti e programmare per tempo, di anno in anno, l’esigenza che le aziende hanno della manodopera agricola, per meglio indirizzare i lavoratori ad inizio stagione’.  

Non è purtroppo andato a buon frutto l’avviso per l’accoglienza di 50 persone nell’area del Metapontino. Marianna Tamburrino, intervenuta per l’associazione Libera, si è detta contraria all’accoglienza dei lavoratori nelle grandi strutture, che non eliminano il problema dei cosidetti insediamenti informali,  e all’affidamento delle gestioni in uno stato di perenne emergenza quando le stagioni di raccolta sono cominciate. 

Ma quest’anno, nonostante l’avvio dell’accoglienza a Palazzo San Gervasio,  nel mese di agosto, non sembrano essere state riscontrate criticità, inoltre, o irregolarità per quello che riguardano le competenze di controllo dell’Ispettorato del lavoro. “È stata fondamentale, come sempre, la collaborazione con i mediatori – ha detto il direttore Angelo Romaniello – gli ultimi dati ci dicono che su 450 posizioni controllate, quasi tutte di lavoratori extracomunitari, abbiamo riscontrato solo 15 lavoratori in nero e zero caporali. Segno che la deterrenza data dalla vigilanza preventiva è fondamentale’’. 

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