“Il coronavirus non blocchi la prevenzione”

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“Ottobre è stato il mese cosiddetto “rosa”, dedicato alla prevenzione del tumore al seno”.

Inizia così il comunicato stampa dell’associazione “Agata – Volontari contro il cancro” in cui si chiede di non bloccare gli screening a causa dell’emergenza coronavirus.

“Agata – Volontari contro il cancro”  – si legge nella nota – è un’associazione di pazienti che, oltre a fornire quotidianamente supporto ai malati oncologici, si batte per sensibilizzare all’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Molte delle nostre iscritte e volontarie sono donne che hanno vissuto il tumore alla mammella e, purtroppo, diverse sono anche le perdite che Agata ha subito in soli tre anni dalla sua costituzione, a causa del cancro al seno.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla pubblicazione di nastri rosa, alle incantevoli illuminazioni di palazzi e monumenti e alla inaugurazione di panchine rosa. Tutto bello e condivisibile, se finalizzato alla sensibilizzazione di un tema quale la prevenzione. Ma queste iniziative non possono rimanere slegate da quanto sta accadendo negli ospedali e nelle strutture sanitarie. Che senso ha parlare di importanza della prevenzione se poi in molti ospedali non sono ancora state eseguite le mammografie prenotate per la scorsa primavera (quando il lockdown fece cancellare mesi e mesi di prenotazioni)?

Agata raccoglie ogni giorno gli SOS di numerosi cittadini che si vedono negare esami e visite che – nell’ottica della diagnosi precoce – potrebbero salvare vite umane. Moltissime le donne che si stanno rivolgendo a noi.

Quella lucana, in cui Agata vive ed opera quotidianamente, è una regione che racchiude in sé realtà molto diverse. Stiamo purtroppo registrando molte prestazioni sanitarie inevase nel territorio materano, a fronte invece dello straordinario lavoro quotidiano svolto ogni giorno dall’Irccs Crob di Rionero in Vulture, grazie al personale medico di alta professionalità caratterizzato anche da grandissima umanità. Appare però evidente che il Crob da solo non possa fornire risposte all’intera popolazione lucana. E’ quindi giunto il momento di prendere atto di quanto il COVID abbia danneggiato e stia ancora danneggiando il lavoro straordinario che svolto negli anni, mirante a spingere le persone a controllarsi, con l’obiettivo di scongiurare diagnosi infauste.

Individuare un tumore nella sua fase iniziale vuol dire aumentare le percentuali di vita del paziente. Ma come si può giungere ad una diagnosi precoce se il Covid torna a costringere le strutture sanitare a sospendere i controlli?

E’ per questo che abbiamo accolto con favore la notizia dell’aumento dei budget per le strutture private accreditate, da parte della Regione Basilicata, al fine di smaltire le prestazioni di specialistica ambulatoriale rimaste inevase nel precedente lockdown. Riteniamo, però, che questa iniziativa non sia da sola sufficiente e che sia necessario fare di più per garantire a tutti i cittadini quelle prestazioni capaci di giungere a diagnosi precoci che, in quanto tali, possono a tutti gli effetti essere considerate salvavita.

L’appello accorato che noi di “Agata contro il cancro” ci sentiamo oggi di rivolgere al Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e all’assessore regionale alla salute Rocco Luigi Leone e, insieme a loro, a tutti i direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere lucane è quello di trovare nuove e ancora più efficaci soluzioni affinché il COVID non lasci soli i potenziali malati oncologici.

Proviamo a replicare in ogni struttura sanitaria l’impegno degli operatori del CROB e ampliamo le possibilità di prestazioni strumentali e visite specialistiche sia nello stesso IRCCS che nelle altre strutture presenti sul territorio, siano esse pubbliche o private convenzionate.

Diamo un senso ai nastri, alle luci e alle panchine: uniamo le forze per stanare il cancro e provare a combatterlo nel minor tempo possibile, stando vicini agli ammalati e alle famiglie e non lasciando che il Covid annulli tutto il resto”.

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