C’è anche Tursi tra i comuni con delibera sulla valorizzazione latte italiano

latte

È passato quasi un mese dalla mobilitazione “Un giorno da allevatore” svoltasi in tutta Italia a cui hanno partecipato allevatori, cittadini-consumatori e tanti rappresentanti istituzionali, e già si cominciano a raccogliere i primi frutti, con concrete assunzioni di responsabilità da parte delle istituzioni.

La Basilicata ha partecipato all’evento pugliese, organizzato dalle federazioni Coldiretti Puglia e Basilicata, coadiuvate dalle rispettive Associazioni Allevatori regionali, evento che ha portato più di mille allevatori a Bari, in Piazza del Ferrarese.

Sono giunte le prime delibere dei comuni lucani: a fare da apripista Rivello, Picerno, Tolve, Baragiano e Tursi.

Ma perché viene ritenuta cosi urgente un’azione comune? È fondamentale la valorizzazione del latte italiano, a sostegno della verità, della trasparenza e dell’equità della filiera, contro l’omologazione ed a difesa dell’agricoltura distintiva. In primis una caratteristica distintiva e straordinaria della nostra produzione lattiero-casearia è rappresentata dalla sicurezza alimentare che esprime: le nostre stalle sono le più controllate al mondo (in media un controllo settimanale) e offrono un latte dalle elevate caratteristiche nutrizionali.

Oltre il 45% delle nostre produzioni serve a realizzare i migliori formaggi del mondo le cui qualità e distintività sono strettamente legate alla produzione di latte dei nostri territori.

Il settore zootecnico e, in particolare, la filiera lattiera casearia, registrano uno stato di profonda sofferenza, non solo per la grave crisi finanziaria internazionale in atto, ma, soprattutto, a causa di evidenti anomalie di mercato che conducono a gravi squilibri nelle dinamiche tra domanda ed offerta e nel prezzo del latte pagato alla stalla ai produttori agricoli che lo conferiscono all’industria di trasformazione.

I prezzi riconosciuti allo stato attuale, cosi come verificabili da Istituti pubblici, sono palesemente inferiori ai costi di produzione del latte sostenuti dagli allevatori e non consentono una adeguata remunerazione del lavoro svolto dagli stessi. Il prezzo del latte alla stalla, in particolare, è diminuito nell’ultimo semestre del 19%, mentre il prezzo del latte fresco alta qualità al consumo è aumentato nell’ultimo trimestre dell’1,2%.

Sono altresì in costante aumento fenomeni di frode e di contraffazione, e la normativa di riferimento in materia di etichettatura non consente un’adeguata e trasparente distinzione dei prodotti nazionali e penalizza l’agricoltura distintiva, con il rischio di omologazione e di sostituzione nella fase di trasformazione del latte territoriale con latte importato.

Le criticità indicate stanno causando un progressivo impoverimento ed indebolimento del settore, con la conseguente chiusura di molte stalle che, soprattutto nelle aree interne e montane, determina un mancato presidio del territorio, causa di dissesto idrogeologico, di perdita di biodiversità e di qualità alimentare nonché di una significativa diminuzione occupazionale.

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