Maltempo: presto l’ordinanza per Puglia e Basilicata

alluvione metapontino

Potrebbe arrivare presto un’ordinanza del Governo a sostegno delle aziende e delle famiglie di Puglia e Basilicata colpite dall’alluvione del 7 e 8 ottobre scorso.

Ad annunciarlo nella giornata di venerdì, nel corso di un incontro svoltosi a Matera e presieduto dal prefetto Luigi Pizzi, il sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione, rispondendo alle richieste di una delegazione del movimento Terre Joniche e di rappresentanti istituzionali.

“Terremo conto – ha specificato Castiglione – delle richieste avanzate dalle due Regioni circa il riconoscimento dello stato di calamità, rapportandoci con il Ministero dello Sviluppo economico e coinvolgendo la Protezione civile”.

Durante l’incontro i rappresentanti di Terre Joniche hanno sollecitato tempi brevi e coperture finanziarie adeguate per la emanazione dell’ordinanza, per non ripetere ritardi e distorsioni avvenute  a seguito degli eventi alluvionali del marzo di due anni fa.

Il prefetto di Matera ha illustrato le azioni messe in campo dalla Prefettura e della Regione, insieme ad altri soggetti territoriali per far fronte alle stime dei danni alle aziende agricole e alle infrastrutture che ammontano a decine di milioni di euro.

Intanto il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha disposto un finanziamento straordinario di 500 mila euro per l’area archeologica di Metaponto, completamente sommersa da acqua e fango dopo l’ondata di maltempo di inizio ottobre, per arrivare al più presto alla sua riapertura al pubblico.

Dal Ministero hanno spiegato che ”l’intervento dei Vigili del fuoco e l’efficacia dell’impianto di sollevamento esistente nel parco hanno permesso di asportare l’acqua – circa 90 mila metri cubi – in soli sei giorni.

E’ rimasto uno strato diffuso e uniforme di melma che impedisce l’accesso ai visitatori.

Le risorse stanziate serviranno a completare il recupero dei canali drenanti, il ripristino della viabilità di servizio interna al parco, la ricomposizione dell’argine distrutto, la rimozione della melma e la riapertura dell’area archeologica”.

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