A Scanzano al via i lavori di demolizione del lido "Squalo Beach"


Hanno preso il via giovedì mattina, al lido Torre di Scanzano Jonico, i lavori di demolizione del lido “Lo Squalo Beach”, lo stabilimento di proprietà della famiglia Scarci di Taranto, sequestrato nel settembre del 2011 nell’ambito dell’operazione “Octopus” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.
Un’inchiesta che ha portato all’arresto 12 persone, affiliate al clan operante anche nel Metapontino, accusate a vario titolo di di associazione per delinquere di stampo mafioso, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, estorsione, usura e altri reati.
Nel corso dell’operazione è stato sequestrato anche il lido di Scanzano Jonico, intestato a Marianna Scarci, la ballerina protagonista della prima edizione di “Amici”, anche lei coinvolta nell’inchiesta.
A portare avanti i lavori, avviati su disposizione della magistratura salentina, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato della provincia di Matera e i volontari dell’associazione Libera perchè, secondo quanto si è appreso, nessuna ditta privata avrebbe accettato di effettuare i lavori.
Nel corso della prima giornata sono state smantellate alcune strutture in legno, trasferite nell’area del campo sportivo di Scanzano; si procederà poi con la rimozione delle cabine.
I lavori saranno completati nella giornata di sabato.
L’area dello “Squalo Beach” sarà gestita dall’associazione Libera, impegnata in tutta Italia nella lotta contro tutte le mafie e nella gestione di beni confiscati ai clan: l’affidamento è avvenuto lo scorso agosto; Libera vuole rendere l’area operativa dalla prossima estate come spiaggia libera restituita alla collettività, luogo di incontri, dibattiti, presentazione di libri sulla legalità.
E proprio l’associazione, attraverso un comunicato stampa, ha denunciato il furto, avvenuto nottetempo, di più di ottanta sdraio e diverso materiale custodito nei chioschi e pronto ad essere trasferito.
“Un episodio inquietante – ha commentato Don Marcello Cozzi, vicepresidente nazionale di Libera – nessuno sapeva che in mattinata si iniziava  la messa in sicurezza del materiale.
Nessuno può pensare con queste intimidazioni di fermare il nostro percorso di legalità e di giustizia intrapreso nel Metapontino, oggetto negli ultimi anni di una recrudescenza della criminalità.
 Questo  vile gesto  è un buon segno, è la riprova del positivo che nel Metapontino  stiamo cercando di costruire anche grazie alla preziosa opera di magistratura e forze dell’ordine, dell’associazionismo, del mondo cattolico.
E’ un positivo che allarma e infastidisce chi vuole continuare a imporre le logiche della violenza e del profitto illecito.  
I tentativi di intimidazione – conclude il vicepresidente di Libera – non hanno fermato in passato né fermeranno la scelta, l’impegno, la determinazione di Libera e della sua rete nell’opera di restituzione alla collettività in Basilicata  come in tante altre parti del paese, di quanto le mafie hanno sottratto con la violenza e la minaccia.
Andiamo avanti più forti di prima”.

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