“Incoerenti e inadeguate le soluzioni ipotizzate per garantire la sicurezza degli studenti dopo le festività”

banchi scuola

Attraverso una missiva indirizzata al prefetto di Matera le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil e le federazioni di categoria Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola della Provincia di Matera esprimono perplessità sulla gestione, dal parte del Governo, della riapertura delle scuole secondarie di secondo grado dopo le festività natalizie, considerando “incoerenti e inadeguate” le soluzioni ipotizzate per garantire la sicurezza degli studenti.

“L’assenza di interventi concreti ed appropriati da parete dei soggetti tenuti ad individuarli – si legge nella lettera – denota un approccio ideologico e una scarsa conoscenza del funzionamento e della complessità organizzativa delle istituzioni scolastiche oltre che della presenza di molteplici ed oggettive difficoltà.

Per questo, si esprime la totale contrarietà nei confronti della proposta di scaglionare gli ingressi (8-23 il primo gruppo e 10 -15 il secondo gruppo di studenti) e delle classi in presenza (con intervalli di tre settimane) perché, in assenza dell’istituzione di corse aggiuntive a quelle ordinarie, non viene garantita la riduzione numerica dei passeggeri al 50% dei posti a sedere degli autobus.

Inaccettabile anche cercare di mascherare l’incapacità di trovare le soluzioni adeguate al problema dei trasporti a scapito delle scuole che saranno costrette a rimodulare l’orario delle lezioni con la conseguente difficoltà di gestire il personale docente e non docente.

In particolare la proposta di scaglionare gli ingressi non tiene conto:

  • Dell’articolazione delle cattedre, ed in particolare di quelle orario esterne, strutturate su due (o più) scuole, anche di comuni diversi;

  • Delle esigenze didattiche e i bisogni di apprendimento degli studenti e delle studentesse, oltre che all’alterazione dei delicatissimi equilibri necessari a garantire l’efficacia della didattica, nei processi educativi e formativi;

  • Dell’insufficienza dell’organico del personale Ata, ed in particolare dei collaboratori scolastici per garantire adeguatamente la sanificazione e l’igienizzazione degli ambienti scolastici nonché il servizio di vigilanza degli alunni e supporto alla didattica su un orario 8-16;

  • Delle ripercussioni organizzative del sistema famiglie, già alle prese con problematiche di gestione condizionata dalla pandemia;

  • Della mancanza del servizio mensa secondo le norme Covid e dell’aumento delle spese di gestione familiare già fortemente destabilizzate dalla pandemia;

  • Del contrasto con le norme del contratto nazionale che si determinerebbe con la rimodulazione degli orari e dei carichi di lavoro del personale docente e Ata;

  • Dell’impossibilità di convocare gli organi collegiali per riprogrammare l’attività didattica tenendo conto delle esigenze degli alunni e dei loro processi di apprendimento, che vanno declinati all’interno dello specifico contesto scolastico.

In buona sostanza, una soluzione pasticciata, un irregimentamento collettivo assunto su base ideologica e sopra la testa della comunità scolastica, in violazione dell’autonomia e del contratto nazionale di lavoro.

Inoltre, siffatta scelta, rischia di esautorare i principi costituzionali dell’autonoma scolastica e di costringere i dirigenti scolastici ad assumere responsabilità civili e penali dietro direttive calate dall’alto che da un punto di vista normativo e giuridico potrebbero non risultare del tutto coerenti con i Codici.

Noi siamo fermamente convinti dell’importanza della scuola in presenza, ma questa deve avvenire in condizioni di sicurezza, rimuovendo le cause che fin qui hanno fatto dell’Italia il paese che in Europa ha tenuto le scuole chiuse per più tempo e per questo riteniamo improcrastinabile ed imprescindibile in sistema di trasporto dedicato alla scuola, il ripristino dei sistemi di tracciamento, testi rapidi, presidi sanitari in ogni scuola per citare le condizioni più significative che il sindacato chiede a gran voce da diversi mesi a questa parte.

Non si possono infatti riaprire le scuole in Basilicata senza che nessuna delle condizioni appena citate sia garantita e senza aver messo in campo quel piano trasporti che la Regione fino ad ora non ha mai realizzato, venendo meno a sua precipua funzione di programmazione, e senza una diffusa campagna di screening , simile a quella fatta per alunni e personale del I ciclo in vista della riapertura del 7 dicembre, che deve coinvolgere però tutte le scuole della regione e non solo quelle dei due capoluoghi.

La riapertura non può essere considerata una misura di ordine pubblico, come se fossimo in uno stato d’eccezione. Occorre trovare soluzioni condivise e rispettose dei diritti di tutti, sia degli alunni che del personale scolastico, bisogna coniugare il diritto all’istruzione con quello alla salute e alla sicurezza di lavoratori, studenti e famiglie.

Per queste ragioni confermiamo il dissenso dalla proposta di scaglionare gli ingressi (8-13 e 10-15) e delle classi in presenza (con intervalli di tre settimane) e chiedono la riduzione al 50% degli studenti in didattica in presenza in coerenza con la percentuale del 50% di posti a sedere negli autobus scolastici.

In caso di mancato riscontro le organizzazioni sindacali si vedranno costrette ad assumere iniziative di mobilitazione”.

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