Agricoltura: anche Scanzano Jonico a Roma per la difesa del Made in Italy

Falsi di Stato”, Imu, riforma del lavoro, indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta: gli agricoltori scendono di nuovo in piazza per reclamare un “nuovo protagonismo dell’agricoltura”. 
Da domani mattina migliaia di migliaia di agricoltori, cittadini, ambientalisti, associazioni dei consumatori, insieme a Sindaci e rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale provenienti dalle diverse Regioni italiane si mobilitano a Roma, in piazza Montecitorio contro il falso Made in Italy di Stato ma anche per chiedere una maggiore attenzione nei confronti del settore primario, stretto fra la concorrenza sleale e nuove tasse. 
Una mobilitazione che continuerà nelle prossime settimane.
Le istituzioni del territorio, adeguatamente informate da Coldiretti sull’anomalia della Simest, società controllata dal ministero dello Sviluppo economico, si sono mostrate molto sensibili al problema della concorrenza che danneggia gli autentici prodotti “made in Italy”.
Ad oggi sono ben 50 le amministrazioni comunali della Basilicata che hanno adottato la delibera in difesa delle autentiche tipicità del territorio, minacciata da una concorrenza finanziata nientemeno che dallo Stato italiano.
 Il caso Simest è emblematico perché lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del Made in Italy, finanziando aziende che producono all’estero prodotti che richiamano nel nome le nostre tipicità.
A Roma stamane hanno sfilato 14 gonfaloni dei comuni di: Baragiano, Calvello, Corleto Perticara, Forenza, Oppido Lucano, Pignola, Ripacandida, San Chirico Nuovo, Sant’Arcangelo, Vaglio, Aliano, Gorgoglione, Montescagioso, Scanzano Jonico assieme a oltre altri 2500 gonfaloni dei comuni che hanno risposto all’appello della Coldiretti in difesa del made in Italy.
L’occasione è stata utile per ribadire ancora una volta che gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy come sanno il 71 per cento degli Italiani che esprimono una forte contrarietà, ormai costante da anni secondo monitoraggio effettato dalle indagini Coldiretti/Swg nel tempo. 
E per quanto riguarda le coltivazioni ogm a scopi energetici il Ministro dovrebbe sapere che in un Paese come l’Italia, per la conformazione morfologica dei terreni e le dimensioni delle aziende, non sarebbe possibile evitare le contaminazioni ambientali e sarebbe violata la sacrosanta libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da Ogm. 
La ricerca è importante ma deve avere obiettivi sostenibili, condivisibili e utile per il benessere della società e non quando serve a fare arricchire poche multinazionali. 
Non ci sono ragioni per riaprire una polemica di cui il Paese non sente certo il bisogno e su cui i cittadini hanno già detto tutto proprio nel momento in cui le grandi multinazionali del biotech hanno preso la decisione di rinunciare allo sviluppo e alla commercializzazione di nuovi prodotti transgenici (ogm) destinati all’Unione europea, per la crescente opposizione della maggioranza dei cittadini. Gradiremmo infine che il Ministro Clini si occupi a tempo pieno di energie rinnovabili finalmente adottando quel decreto sugli incentivi che attendiamo ormai da molti mesi così come gradiremmo la sua attenzione al tema del recupero energetico degli effluenti di allevamento per la produzione di biogas invece di creare l’illusione di colture no food che magari saremmo costretti a importare dai paesi del sud già oggetto di deforestazione.

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