“Liste d’attesa per prestazioni sanitarie, i tempi scenderanno ancora”

Scritto da Emmenews on . Postato in Cronaca

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Appropriatezza e priorità. Le due parole non sono l’ennesimo slang per addetti ai lavori ma i due capisaldi su cui manager della sanità, medici e cittadini sono chiamati a confrontarsi per coniugare efficienza della spesa e cura della salute.
Per questo la Azienda Sanitaria di Matera, insieme all’ordine dei medici e ai medici di base, sta mettendo a punto una serie di protocolli ed intese che hanno come obiettivo di ridurre progressivamente i tempi di attesa, specie per gli esami di radiologia e cardiologia, i più gettonati.
Tra le misure, illustrate a Policoro nel corso di un incontro della Asm e dell’Ordine dei Medici con i medici di famiglia dell’area distrettuale di Montalbano Jonico, figurano:
– l’incremento delle prestazioni ospedaliere e diagnostiche grazie ad interventi organizzativi avviati dalla Asm per rendere più efficiente l’offerta sanitaria delle strutture ospedaliere e territoriali;
– la indicazione, a chiusura di ciascun referto, della data del successivo controllo cui dovrà sottoporsi il paziente. Data non anticipabile se non per motivi clinici concreti;
– l’inserimento dei centri accreditati muniti di contratto nelle agende Cup. Al fine di abbassare i tempi di attesa, gli utenti potranno fare una tac o una risonanza presso un centro privato o uno pubblico, in pratica nel primo dove vi è un posto libero.
L’obiettivo è ridurre i tempi di attesa di una visita cardiologia o radiologica programmata entro i 90 giorni, mentre già oggi per le urgenze di categoria B i giorni che precedono la prestazione non superano mai i 10. Per visite ed esami urgenti un cittadino lucano trova sempre una struttura in regione in grado di fornire la prestazione entro 10 giorni.
La precondizione perché i tempi possano scendere, ha ricordato nel corso dell’incontro il presidente dell’Ordine dei Medici del materano, Raffaele Tataranno, è che medici di base e ospedalieri operino nel rispetto dei protocolli e soprattutto delle classi di priorità. Vale a dire che il medico di base assegna la priorità alta che dà la precedenza negli esami solo quando l’urgenza è reale e concreta e non il frutto di semplici timori del paziente.
“Perché la vera sfida per il presente è sempre più per il futuro -ha detto il Direttore Generale della Asm Pietro Quinto- sarà la capacità di fornire prestazioni appropriate quando servono e ai cittadini che ne hanno realmente bisogno, mentre sarà inevitabile abituarsi all’idea che esami ed analisi si fanno secondo priorità che sono stabilite dal medico di famiglia o dallo specialista ospedaliero”.
Questo ovviamente non significa pensare di aver superato d’un tratto tutti i problemi legati alle liste d’attesa. Lo ha spiegato Quinto, annunciando che nelle prossime settimane la direzione strategica della Asm, i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta si concentreranno su altre prestazioni che presentano criticità e sottolinenando che l’approccio ai tempi di attesa deve sempre avere uno sguardo d’insieme e non per singole prestazioni o presidio ospedaliero.
“Vi sono due variabili da considerare quando si affronta il problema dei tempi di attesa -ha detto il Direttore Generale della Asm-, il primo attiene alle condizioni oro geografiche del territorio e alla particolare concentrazione di specifici bacini di utenza, fermo restando che il sistema sanitario regionale è organizzato per rispondere nel più breve tempo possibile alla domanda di prestazioni o all’interno della Asl o in un’altra struttura regionale. L’altro è una variabile di confine, nel senso letterale del termine, poiché il controllo sulla appropriatezza delle prescrizioni può avvenire con un confronto con medici di base e pediatri di una o più aziende regionali, mentre spesso le liste vengono intasate da prescrizioni provenienti da fuori regione. In questi casi -ha concluso Quinto- la sanità lucana si avvantaggia della mobilità attiva di utenti di altre regioni che scelgono di farsi curare in Basilicata, ma non è’ possibile governare la domanda di appropriatezza con strumenti che restano confinati nell’azienda di appartenenza dei medici”.

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