La ricerca lucana ha partecipato alla decodifica del genoma di pomodoro

Scritto da Emmenews on . Postato in Cronaca

Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Nature è stato pubblicato, come storia di copertina, un articolo che descrive la mappatura completa del genoma del pomodoro (Solanum lycopersicum).

Questo importante risultato è stato conseguito dal lavoro congiunto di oltre 300 scienziati di quattordici paesi facenti parte di un Consorzio internazionale, Consorzio del quale per l’Italia fanno parte Enea, Università Federico II di Napoli, Università di Padova, Cnr, Università di Udine e Scuola  Superiore Sant’Anna di Pisa.
Lo studio ha evidenziato che il genoma del pomodoro è organizzato in 12 cromosomi e possiede circa 35.000 geni; per molti di essi è possibile descrivere con precisione le caratteristiche sotto il loro controllo come gusto, contenuto nutrizionale, resistenza ai patogeni e molto altro.
E’ facilmente prevedibile che i risultati di questa ricerca avranno ricadute a breve sull’ottimizzazione dei sistemi di produzione di pomodoro facilitando l’incremento della resistenza a parassiti e siccità, produttività e qualità, con relativo abbattimento dei costi di coltivazione.
L’Enea di Rotondella ha svolto un ruolo rilevante grazie alla disponibilità, presso il Laboratorio Biotecnologie, diretto d Roberto Balducchi, di piattaforme avanzate per analisi molecolari su larga scala.
Una parte cospicua delle sequenze di acidi nucleici di pomodoro sono state ottenute con tecnologia 454 Next Generation, di cui il Laboratorio di Trisaia è dotato.
Il gruppo di lavoro, costituito da giovani ricercatori supervisionati dal dr. Gaetano Perrotta, non è nuovo a conseguire risultati di assoluto prestigio nell’ambito della ricerca sul genoma delle piante.
Solo qualche mese fa lo stesso gruppo ha contributo al sequenziamento del genoma di patata (Solanum tuberosum), un’altra solanacea molto diffusa. Anche i risultati dello studio sul genoma di patata erano sono stati pubblicati, con l’onore della copertina, sulla rivista Nature nel corso del 2011.

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